La procura di Messina sta lavorando su più fronti per chiarire il furto delle opere di Antonello dal Museo regionale della città dello Stretto. Tra le ipotesi al vaglio ci sono una possibile complicità interna e, secondo il procuratore capo Antonio D’Amato, anche un eventuale coinvolgimento della criminalità organizzata.
D’Amato ha spiegato alla Tgr Rai Sicilia che gli investigatori stanno esaminando «i buchi della vigilanza o meglio degli addetti alla vigilanza», lasciando intendere che possa esserci stato un basista. In un passaggio successivo ha ribadito che le verifiche seguono una «pluralità di direzioni», comprendendo il ruolo degli addetti alla sorveglianza.
Il magistrato ha collegato l’ipotesi mafiosa all’attenzione storica della criminalità organizzata per i furti d’arte, richiamando il precedente della Natività di Caravaggio trafugata a Palermo nel 1969 e mai ritrovata. Ha detto che ci si sta chiedendo se dietro questo «furto milionario» non ci sia anche «il coinvolgimento della criminalità organizzata di tipo mafioso».
Intanto sul piano operativo per i quattro custodi in servizio la sera di Ferragosto è considerata certa l’apertura di un procedimento disciplinare da parte della Regione. I dipendenti sono stati messi in ferie forzate in attesa della relazione della direttrice del museo sui mancati atti successivi all’attivazione dell’allarme e sul mancato avviso alle forze dell’ordine.
La segnalazione al 112 è arrivata soltanto dopo che altre persone hanno trovato in strada le due tavole abbandonate dai ladri. Tra le 20.47, quando le telecamere interne hanno ripreso i banditi con il volto coperto all’opera, e le 21.02, quando le due tavole sono state rinvenute e sono stati chiamati i soccorsi, ci sono 15 minuti che gli investigatori stanno ricostruendo per capire cosa sia accaduto.
Secondo D’Amato, proprio il ritrovamento delle due tavole potrebbe aver fatto scattare controlli tali da bloccare la fuga delle altre quattro opere trafugate, forse impedendo ai ladri di lasciare la Sicilia. Anche questa, per ora, resta un’ipotesi su cui la procura continua a lavorare.




