A Camponogara, nel Veneziano, Tania Terrin, 39 anni, è stata uccisa la sera di Ferragosto dal suo ex compagno Dino Kerber, 43 anni, di Dolo, che subito dopo si è tolto la vita. La ricostruzione arriva dalle parole della madre della vittima, Mariella Forner, che parla di una relazione durata circa due anni, segnata da rotture e riprese e da una lunga sequenza di episodi denunciati alle forze dell’ordine.
Secondo Forner, i contatti con i carabinieri e con le autorità sarebbero stati numerosi: la donna cita «sette o otto» denunce complessive, di cui tre presentate da lei, tre dalla figlia, e altre due o tre dal padre di Tania, oltre a un ammonimento del questore. La madre racconta anche un’aggressione risalente ad aprile, nel periodo di Pasqua, quando Kerber avrebbe stretto le mani al collo della figlia «così forte da farle perdere i sensi». Dopo quell’episodio, Tania avrebbe deciso di querelarlo.
Nel racconto della madre emergono anche altri comportamenti definiti violenti e ossessivi: un pugno che le avrebbe causato graffi e un danno a un timpano, messaggi continui, telefonate, gelosia, controllo del telefono e pedinamenti. Forner riferisce di avergli detto: «Guarda che a me i talebani non piacciono».
La ricostruzione dei giorni precedenti al delitto, sempre secondo la madre, parla di una pressione crescente. Il 14 agosto Kerber si trovava a Rimini con amici e avrebbe iniziato a tempestare Tania di messaggi e telefonate. Il giorno dopo la figlia le avrebbe detto di non aver dormito per quelle pressioni. Nel pomeriggio di Ferragosto madre e figlia si sarebbero viste fino alle 17; Tania aveva detto che forse sarebbe andata a una festa con una ventina di amici, ma in realtà sarebbe rimasta in casa. Forner ipotizza che l’ex compagno sia rientrato da Rimini e l’abbia raggiunta con un pretesto. L’ultimo accesso a WhatsApp risalirebbe alle 23.45 di sabato sera, mentre i messaggi inviati dalla madre la mattina e nel pomeriggio di domenica non avrebbero ricevuto risposta.
Forner racconta di essersi presentata a casa della figlia tra le 17 e le 18, di aver bussato senza esito e di aver poi coinvolto i vicini e i carabinieri, arrivati dopo circa venti minuti con una pattuglia da Stra. Gli agenti sarebbero entrati saltando dalla terrazza della vicina; la luce era accesa e una finestra risultava aperta. La madre dice di non essere stata fatta entrare subito e di aver capito che la situazione era gravissima. Quando ha visto la figlia, Tania era già senza vita, seduta sul divano e vestita con un abito rosso, «pronta per uscire».
Nello stesso sfogo, Forner lancia un appello alle donne che denunciano violenze: sostiene che vadano avvisate che, per salvarsi, spesso devono andarsene subito, lasciare casa, lavoro e paese, perché altrimenti «potrebbe morire».
In un altro passaggio, l’Istituto Treccani segnala che «femminicidio» è la parola più cercata sul portale treccani.it dall’inizio dell’anno, davanti a «maranza» e «fake news». Seguono «overtourism», «influencer», «smart working», «follower», «rider», «meme» e «selfie». Treccani ricorda che si tratta di termini ormai entrati nell’uso comune e nei dizionari, e definisce il femminicidio come l’uccisione di una donna da parte di un uomo, spesso marito o compagno, in un contesto di oppressione e violenza di genere. L’istituto precisa inoltre che femminicidio era già stato scelto come parola dell’anno 2023.




