Federacciai ha presentato la manifestazione di interesse per gli stabilimenti ex Ilva, oggi gestiti da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. L’iniziativa è stata firmata dalla federazione delle imprese siderurgiche italiane insieme a 14 aziende associate.
Tra i soggetti che hanno sottoscritto il documento figurano ABS Acciaierie Bertoli Safau, Acciaieria Arvedi, Acciaierie Venete, Advanced Steel Solutions del gruppo Asonext, AFV Acciaierie Beltrame, Alfa Acciai, Compagnia Siderurgica Italiana, Duferco Travi e Profilati, Feralpi Siderurgica, Ferriera Valsabbia, Lucchini RS Holding, Marcegaglia Carbon Steel, O.R.I. Martin e Rubiera Special Steel.
La mossa arriva dopo l’incontro tra gli acciaiere italiani con i vertici di Confindustria e Federmeccanica e con il ministro delle Imprese Adolfo Urso al Mimit, seguito dalla riunione del consiglio di Federacciai del 10 agosto. In quel confronto, secondo quanto riferito, erano già emersi segnali favorevoli a una partecipazione italiana nel dossier ex Ilva.
Alla Camera, Urso aveva detto che, dopo un tavolo definito da lui e da altri esponenti del sistema industriale come serio e proficuo, «ci sono le condizioni» per valutare «la possibilità di realizzare una cordata italiana» capace di presentare una proposta per «il salvataggio e il rilancio della produzione siderurgica a Taranto e negli stabilimenti dell’Ilva». Il ministro aveva anche precisato che una eventuale offerta si sarebbe aggiunta a quella di Jindal, aggiornata dopo la decisione della Corte d’Appello.
Per Federacciai si tratta della prima volta in cui, dalla gara aperta per riportare l’ex Ilva sul mercato dopo la gestione ArcelorMittal, prende forma la prospettiva di un’offerta organica di una cordata di acciaieri italiani. La gestione ArcelorMittal si è chiusa a febbraio 2024 con il ricorso all’amministrazione straordinaria e la nomina dei commissari da parte del Mimit.
Nei due bandi avviati dai commissari di Acciaierie d’Italia nel luglio 2024 e nell’agosto 2025, dal fronte nazionale erano arrivate finora soltanto manifestazioni di interesse singole e circoscritte a specifici impianti, come nel caso di Marcegaglia per lo stabilimento di Racconigi, in provincia di Cuneo.
Dopo il consiglio del 10 agosto, il presidente di Federacciai Antonio Gozzi aveva dichiarato: «Siamo in campo. Adesso si tratta di verificare l’esistenza delle condizioni abilitanti. Lo faremo con il Governo italiano nei prossimi giorni». Prima di Ferragosto, il consiglio dell’associazione gli aveva dato mandato di inviare agli enti competenti una manifestazione di interesse subordinata alla verifica di condizioni considerate necessarie per consentire l’intervento industriale.
Gozzi ha chiarito che le condizioni richieste sono molteplici e riguardano soprattutto la perimetrazione e altri aspetti. Ha spiegato che il gruppo si occuperebbe di tutti gli impianti tranne quelli fermati dal decreto della Corte d’Appello di Milano e che l’area a freddo sarà il centro della manifestazione di interesse. In prospettiva, ha aggiunto, un forno elettrico potrebbe rientrare nelle opzioni industriali, ma l’obiettivo immediato resta limitato a quella parte, anche perché, a suo giudizio, affidarsi a 4-5 milioni di tonnellate di bramme da mercati esterni non sarebbe una buona soluzione industriale. L’area a freddo di Taranto, comunque, necessita di investimenti e ripristini per tornare operativa.
Sul piano operativo, le manovre più delicate della fermata dell’ex Ilva sono attese nei 20-30 giorni precedenti la fine di ottobre. Verrà predisposto un piano specifico da trasmettere al ministero dell’Ambiente e alle istituzioni. Oltre agli interventi già previsti sull’altoforno 2 e sull’acciaieria 2, oggi in marcia, saranno coinvolti anche gli altiforni 1 e 4, che non producono ma hanno i cowpers in preriscaldo e l’alimentazione dei gas ancora attiva: dovranno quindi essere svuotate e inertizzate le tubazioni.




