Il governo non ha ancora deciso sul taglio delle accise sui carburanti e, al momento, non risulta convocato alcun Consiglio dei ministri sul tema. A dirlo è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto al Meeting di Rimini, dove ha spiegato che l’esecutivo sta ancora esaminando la questione.
Pichetto Fratin ha definito il dossier «di estrema delicatezza» e ha riferito che sono coinvolti diversi uffici, con un confronto aperto anche con il ministro dell’Economia. Il nodo, ha spiegato, è legato anche all’evoluzione della crisi nello Stretto di Hormuz, seguita «di ora in ora» per capire se ci sarà una riapertura e quali effetti potrebbe avere sui mercati energetici.
Il ministro ha ricordato che il taglio delle accise era stato immaginato come una misura di poche settimane, sulla base dell’idea che la crisi nel Golfo Persico si sarebbe risolta rapidamente. La situazione, però, si è protratta più del previsto e questo ha reso la valutazione più complessa. «Stiamo valutando la questione», ha detto, aggiungendo: «il tema esiste, ma valuteremo cosa fare nelle prossime ore».
Dal fronte dell’opposizione, la segretaria del Pd Elly Schlein ha accusato Giorgia Meloni di non aver mantenuto la promessa di abolire le accise sui carburanti e di lasciare gli italiani esposti all’aumento dei prezzi. Schlein ha chiesto al governo di abbandonare «le soluzioni tampone» e di non limitarsi a una proroga di 48 ore del taglio. Secondo la proposta del Pd, a finanziare gli interventi per famiglie e imprese dovrebbero essere gli extraprofitti delle grandi società energetiche. «Mettano da parte l’orgoglio e abbiano il coraggio di tassare gli extraprofitti», ha affermato, sostenendo che «le famiglie e le imprese italiane non possono continuare a pagare il conto dell’inerzia del governo».
Intanto sullo sfondo resta il confronto europeo. Dopo la lettera inviata nel fine settimana da sei Stati membri, tra cui l’Italia, la Commissione Ue ha chiarito che la tassazione degli extraprofitti resta «di competenza degli Stati membri» e può essere affrontata con la normativa nazionale, purché conforme al diritto europeo. Il portavoce ha aggiunto che i Paesi possono già usare i propri poteri fiscali per far fronte ai costi legati all’equità sociale e, se lo desiderano, introdurre misure sugli extraprofitti come indicato nella comunicazione AccelerateEU del 22 aprile. La Commissione ha infine fatto sapere che rispetterà le decisioni nazionali e offrirà assistenza e buone pratiche, valutando anche l’impatto sul mercato unico.




