La Rai sarebbe vicina a sciogliere in pochi giorni il nodo su Sigfrido Ranucci e la guida di Report, in una settimana che viene descritta come decisiva per il giornalista. Al centro della valutazione c’è il lavoro del Comitato Etico sul cosiddetto affaire Lavitola e su eventuali comportamenti ritenuti non coerenti con i principi deontologici.
Secondo le indiscrezioni, l’azienda non starebbe orientandosi verso una sospensione di Ranucci, ma piuttosto verso una sua eventuale sostituzione alla conduzione del programma. In questo scenario, al vicedirettore ad personam degli Approfondimenti verrebbero prospettate tre ipotesi di ricollocazione in altre strutture Rai, verosimilmente tra Rai3 e Rainews, così da evitare contestazioni per demansionamento. La scelta sarebbe legata anche alla volontà di proteggere il marchio Report, con il nuovo ciclo atteso dall’8 novembre. Resta aperto il punto del successore, che potrebbe essere individuato all’interno del programma oppure comunque nell’azienda.
La situazione è resa più tesa anche dai rapporti tra Ranucci e una parte della redazione. Alcuni inviati importanti, sempre secondo quanto riferito, non parlerebbero con lui da giorni, segnale di un clima freddo che potrebbe complicare la ripartenza della trasmissione.
Ranucci, intanto, non mostra intenzione di farsi da parte. Presentando ad Asiago il libro Il ritorno della casta, ha ricordato di avere già affrontato in passato richieste di licenziamento e polemiche: «Dal 2000 faccio i conti con queste cose». Ha richiamato anche la vicenda della cassetta di Borsellino e il sostegno ricevuto allora dall’ex direttore generale Rai Roberto Zaccaria. Difendendo Report, ha sostenuto che si tratti di «una delle trasmissioni più virtuose» della Rai, capace di ottenere ascolti alti con costi contenuti, e ha respinto le ricostruzioni che considera lontane dalla realtà. Allargando il discorso alla libertà di informazione, ha osservato di non aver visto «un politico che abbia in agenda come primo punto la libertà di informazione», denunciando il rischio di norme sempre più restrittive.
Sul caso è intervenuta anche la delegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, che ha scritto alla vicepresidente esecutiva della Commissione Ue Henna Virkkunen per contestare quella che definisce la «narrazione della sinistra» su un presunto «attacco politico» a Report e per negare che esista un problema di garanzie dell’European Media Freedom Act. Nella lettera, firmata per prima da Stefano Cavedagna e sottoscritta dall’intera delegazione, compresi Carlo Fidanza e Nicola Procaccini, si sostiene invece che il problema sia lo sbilanciamento della trasmissione sotto la conduzione di Ranucci. Gli eurodeputati contestano in particolare le inchieste su Fratelli d’Italia, definite «teoremi» basati su allusioni, supposizioni e uso frequente del condizionale. Nel documento viene citata anche un’analisi secondo cui, su 404 inchieste esaminate dall’insediamento del governo Meloni, il 43,5% della produzione giornalistica di Report sarebbe stato concentrato, in forme diverse, su FdI e sulla sua leader. Cavedagna ha chiarito: «Non si contesta il diritto di Report di svolgere inchieste», aggiungendo che «la libertà di informazione è sacrosanta». La contestazione politica, secondo FdI, riguarda piuttosto un uso «sistematico a senso unico» del programma di servizio pubblico, ritenuto incompatibile con imparzialità ed equilibrio.
Con settembre alle porte e il ritorno in onda previsto per l’8 novembre, la Rai dovrà decidere rapidamente se Ranucci resterà il volto di Report oppure se il programma entrerà in una nuova fase.




