Dal 12 agosto è in applicazione in tutti i 27 Paesi membri il nuovo regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggi, il Ppwr. Nella fase iniziale scattano già alcuni obblighi, tra cui il tetto ai metalli pesanti, i limiti alle sostanze Pfas negli imballaggi a contatto con gli alimenti e la dichiarazione di conformità Ue che deve essere predisposta dal fabbricante.
Massimo Artorige Giubilesi, tecnologo ed esperto di sicurezza alimentare e igiene ambientale, ha spiegato che si tratta della concretizzazione di norme attese da quasi vent’anni e ha descritto il passaggio come «al tramonto dell’usa e getta». Secondo Giubilesi, il regolamento unifica le regole europee e trasferisce interamente sull’azienda che immette il packaging sul mercato il costo ambientale dell’imballaggio, con un sistema sanzionatorio definito molto duro e capace di arrivare fino al blocco del mercato e al sequestro delle merci.
L’esperto ha però chiarito che non si tratta di un punto di arrivo, ma solo di una tappa di un percorso più ampio destinato a svilupparsi nei prossimi anni. Sul piano tecnico, ha osservato che i limiti per gli imballaggi destinati agli alimenti diventano più stringenti e che i materiali non potranno più essere immessi sul mercato se superano le soglie previste. Inoltre, l’analisi resterà valida soltanto finché non interviene alcuna modifica: ogni cambiamento di ricetta o di materiale imporrà infatti l’aggiornamento del fascicolo tecnico.
Per la parte ambientale, Giubilesi ha indicato come ora diventi obbligatorio progettare il packaging pensando al suo fine vita e riportarlo nella dichiarazione di conformità. I materiali dovranno essere concepiti secondo criteri di riciclo, con più plastica riciclata e più riuso. Il regolamento, ha aggiunto, porta di fatto al superamento del PVC e limita i pigmenti colorati.
Tra le altre novità, dal 2030 gli imballaggi da trasporto e per l’e-commerce non potranno avere uno spazio vuoto superiore al 50%. Il testo prevede anche un rapporto più stretto tra produttori e utilizzatori, attraverso veri contratti di filiera. Per i consumatori, infine, gli effetti attesi riguardano maggiore chiarezza e trasparenza, il divieto di diciture romantiche o emotive, meno sprechi e più possibilità di riuso.




