Si apre un nuovo scontro politico sul decreto legislativo che il Consiglio dei ministri esaminerà per attuare la delega della legge 7 gennaio 2026 sulla riorganizzazione e il riordino delle funzioni della Corte dei conti.
Il Partito democratico accusa il governo di avere «congelato dieci proposte deliberate legittimamente dal Consiglio di presidenza», sostenendo che siano state considerate soltanto inopportune in vista di una riforma che non è ancora legge. Secondo i dem, questa scelta avrebbe impedito l’invio della proposta al Presidente della Repubblica, a cui spetta la nomina, e avrebbe anticipato gli effetti di una delega non ancora esercitata.
Anche il Movimento 5 stelle contesta l’iniziativa e afferma che l’esecutivo vuole portare in Consiglio dei ministri norme attuative della legge Foti «destinate a minare l’indipendenza della magistratura contabile». I pentastellati parlano di un tentativo di far passare in silenzio provvedimenti che riguardano i controlli della spesa pubblica.
Alla richiesta di stop si aggiunge quella della Cgil, mentre l’Associazione Magistrati della Corte dei conti chiede, tra l’altro, una revisione dei criteri della legge delega. L’obiettivo indicato è garantire un esercizio unitario delle funzioni della magistratura contabile e il potere dei presidenti di organizzare i collegi quando mancano criteri oggettivi e predeterminati.
Nel dibattito entra anche l’articolo 5 sull’organizzazione territoriale. Il relatore del testo alla Camera, Pietro Pittalis (FI), ha osservato che «il decreto legislativo segue i principi e le norme approvate dal Parlamento».
Dalla bozza visionata dall’AGI emerge inoltre l’articolo 41 sulla nomina governativa e regionale a consigliere della Corte dei conti. Il testo riserva al Governo quaranta posti dell’organico dei consiglieri per persone con almeno 55 anni appartenenti a categorie specifiche: dirigenti pubblici, professori ordinari in materie giuridiche o economico-aziendali, avvocati con almeno 15 anni di esercizio, commercialisti con almeno 15 anni di iscrizione e 10 di revisione contabile, magistrati e avvocati dello Stato con qualifica almeno pari a quella di magistrato di Corte d’appello, oltre a soggetti ritenuti pienamente idonei per attività svolta o studi compiuti.
Per queste nomine è previsto il parere del consiglio di presidenza della Corte dei conti, su richiesta motivata della Presidenza del Consiglio, e le stesse disposizioni si applicano anche alle nomine regionali a tempo determinato. La bozza precisa infine che le prove psico-attitudinali per i magistrati di nomina governativa e regionale servono solo a verificare l’assenza di condizioni di inidoneità alle funzioni magistratuali della Corte dei conti, secondo criteri stabiliti dal consiglio di presidenza.




