Jindal conferma il proprio interesse per l’ex Ilva di Taranto e dice di essere pronta a chiudere rapidamente l’operazione. In una nota firmata da Narendra Kumar Misra, direttore delle operazioni europee del gruppo, inviata ieri alla Commissione Finanze della Camera, la società sostiene di aver “sostanzialmente raggiunto un’intesa” con i commissari, sotto la guida del governo, sui termini dell’acquisizione.
Nel messaggio, il gruppo aggiunge di apprezzare l’impegno di governo e Parlamento per garantire la continuità operativa dell’impianto mentre si completano le formalità per la cessione. Jindal ribadisce anche la “piena disponibilità” a procedere con “la massima celerità” alla finalizzazione degli accordi e all’acquisto di Ilva.
Il percorso, però, ha subito una frenata dopo la sentenza della Corte d’Appello di Milano, che ha modificato il quadro su cui si muovevano le offerte. Come spiegato dal sottosegretario Alfredo Mantovano, il bando dovrà essere aggiornato e ristretto alla sola area a freddo.
Resta centrale anche il nodo occupazionale. Lo stop all’area a caldo, infatti, rischia di coinvolgere non solo i dipendenti diretti ma anche l’indotto, oltre a riaprire il dossier sugli investimenti per le aree già bonificate di Taranto.
Per questo la trattativa resta ferma fino a settembre, in attesa delle indicazioni del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Da martedì 4 agosto, nel dicastero di via Veneto, inizierà una serie di incontri tecnici per capire come aggiornare concretamente il bando.
Sono previsti confronti con sindacati e indotto, ma anche con industria e acciaieri italiani, tra cui Federmeccanica, Confindustria e Federacciai, per valutare le opzioni possibili e i potenziali investitori. L’obiettivo è arrivare all’appuntamento di settembre a Palazzo Chigi con elementi sufficienti perché il governo possa dare ai commissari indicazioni concrete per la revisione del bando.




