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Ex Ilva, Urso chiede un piano straordinario per Taranto dopo il decreto di Milano

Ex Ilva, Urso chiede un piano straordinario per Taranto dopo il decreto di Milano

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Taranto resta al centro della crisi dell’ex Ilva dopo il decreto della Corte d’Appello di Milano del 27 luglio, che ha ordinato la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni. Il termine, ha ricordato il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, è ormai sceso a meno di 80 giorni e impone una risposta immediata sul piano industriale, sociale e occupazionale.

In un’intervista al Mattino, Urso ha detto che bisogna “elaborare un piano straordinario per Taranto”, perché la fermata disposta dai giudici avrebbe aperto una “bomba sociale, produttiva e occupazionale” da disinnescare. Nella stessa giornata si riunisce il direttivo di Federacciai per verificare se esistano le condizioni per una cordata italiana, ipotesi auspicata da Confindustria, che possa presentare una proposta nella gara già aperta insieme a quelle di Jindal e Flacks.

Nel confronto sul futuro dello stabilimento è tornata anche l’ipotesi emersa nell’incontro del 5 agosto: alcuni industriali potrebbero acquistare all’estero le bramme di acciaio necessarie a mantenere attiva l’area a freddo di Taranto quando l’area a caldo dovrà fermarsi entro fine ottobre. Il meccanismo, ancora delineato solo a grandi linee, prevede che gli acciaieri forniscano le bramme e poi ritirino i semilavorati per lavorarli nelle proprie aziende, così da evitare l’interruzione completa della filiera dell’acciaio e della manifattura.

Intanto sul fronte ambientale i commissari di Acciaierie d’Italia hanno presentato il 3 agosto al ministero dell’Ambiente il piano di decarbonizzazione previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’ex Ilva nell’estate scorsa. Il progetto mira a mantenere la produzione autorizzata di 6 milioni di tonnellate annue anche con i forni elettrici e prevede due forni elettrici da 3 milioni di tonnellate ciascuno, una fase transitoria con alternanza tra forni elettrici e altiforni, il completamento entro il 30 giugno 2030 e la presenza dell’impianto Dri per il preridotto. Tuttavia, dopo la decisione dei giudici, la parte che contempla l’alternanza tra i due sistemi produttivi perde praticabilità almeno in quella forma. Il piano, inoltre, non è vincolante per il futuro investitore, che potrà produrre meno di 6 milioni di tonnellate ma non superare quel limite. Il ministero dell’Ambiente convocherà comunque il gruppo istruttore dell’Aia e stabilirà i prossimi passi.

La vicenda resta anche profondamente umana. Andrea, 13 anni, tarantino, affetto da una malattia rara e tra i cittadini che hanno presentato ricorso contro l’ex Ilva, ha inviato un videomessaggio al governatore pugliese Antonio Decaro chiedendogli, in sostanza, perché tenere ancora aperto il “mostro” e richiamando la paura di “diventare angeli”. La famiglia teme che la Regione possa sostenere il ricorso straordinario in Cassazione che l’ex Ilva intende presentare contro il decreto della Corte d’Appello. Secondo il racconto, questa ipotesi era stata auspicata da Urso in uno degli ultimi vertici al Mimit.

Decaro ha visto il video, ha contattato la famiglia e ha promesso al ragazzo di consegnare la sua lettera il 21 agosto ai rappresentanti del governo che saranno a Taranto per una grande festa. Ha aggiunto che in quella sede spiegherà le ragioni del bambino e l’obiettivo di avere fabbriche che “non inquinano e che non fanno ammalare le persone”, oltre a un lavoro per i figli di Taranto senza il timore di respirare.

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