Volkswagen sta valutando ulteriori interventi di riduzione dei costi e il numero uno del gruppo, Oliver Blume, ha ipotizzato che possano servire altre decine di migliaia di esuberi oltre ai circa 50.000 già previsti entro il 2030 e concordati all’interno delle 10 marche del gruppo, soprattutto in Volkswagen, Audi e Porsche.
Il gruppo, che impiega circa 660.000 persone nel mondo, ha spiegato che potrebbe essere necessaria un’ulteriore riduzione di pari entità per abbattere i costi. Parlando davanti a circa 10.000 lavoratori nello stabilimento di Wolfsburg, Blume ha detto che è probabile che «circa la metà degli aggiustamenti necessari riguarderà la Germania», mentre l’altra metà «interessa le attività internazionali, coinvolgendo complessivamente circa 170 società».
Blume ha anche messo in dubbio il futuro a lungo termine di tre stabilimenti Volkswagen e di uno di Audi in Germania. Secondo il manager, se il gruppo continuasse come in passato si troverebbe in una situazione di svantaggio permanente pari a 1,5 miliardi di euro l’anno e «siamo sotto una reale pressione ad agire».
Tra le difficoltà indicate figurano la concorrenza cinese, i dazi statunitensi e una domanda europea incerta, in un contesto in cui la transizione ai veicoli elettrici resta incompiuta. La reazione dei sindacati è stata netta: hanno criticato il management per la scarsa trasparenza, dopo che i piani più recenti erano emersi prima sui media e solo successivamente erano stati comunicati internamente.
Daniela Cavallo, presidente del consiglio aziendale di Volkswagen, ha detto che le «informazioni rilevanti» sulla distribuzione dei tagli «purtroppo mancavano ancora» e che Blume aveva «perso l’occasione di spiegare le cose come stanno davvero». Ha aggiunto che «Non si può lavorare con un capo che non dice ai propri dipendenti come stanno realmente le cose», definendo quindi la fiducia nel management, e in particolare nell’amministratore delegato, «compromessa».
Anche Christiane Benner, leader di IG Metall, ha riconosciuto in un’intervista radiofonica le difficoltà legate a Cina e dazi Usa, ma ha sostenuto che i risparmi dovrebbero essere ottenuti con misure diverse dal taglio del personale.




