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Stati Uniti, nuova offensiva economica contro l’Iran: colpite decine di soggetti e società

Stati Uniti, nuova offensiva economica contro l’Iran: colpite decine di soggetti e società

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Gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova offensiva economica contro l’Iran, su indicazione di Donald Trump, con un’operazione presentata dal Tesoro come un’azione di vasta portata contro reti finanziarie, commerciali e tecnologiche legate a Teheran.

Il piano, chiamato “Operation Economic Outcast”, punta a interrompere i collegamenti internazionali della Repubblica islamica e a colpire chiunque favorisca riciclaggio di denaro, contrabbando di petrolio e finanziamento del terrorismo. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha definito l’iniziativa l’inizio di un «attacco economico» e ha avvertito che chi continuerà a lavorare con Teheran rischia di finire isolato insieme al regime. In un altro passaggio, ha spiegato che Washington minaccia l’esclusione dal sistema del dollaro per «chiunque favorirà il riciclaggio di denaro iraniano».

Secondo il Tesoro, la stretta è pensata per tagliare in modo sistematico i canali che sostengono i Guardiani della Rivoluzione iraniani, indicati come principale sponsor statale del terrorismo. Le autorità statunitensi sostengono di aver ricostruito reti, intermediari e meccanismi usati da Teheran per vendere petrolio, aggirare le sanzioni e finanziare attività considerate ostili. Alle controparti estere viene chiesta la cessazione immediata delle attività collegate all’Iran già individuate dall’intelligence americana, con tempi precisi per adeguarsi; in caso contrario, ha avvertito Washington, interverrà direttamente il Tesoro. L’amministrazione ha inoltre ampliato il rischio di sanzioni secondarie per chi mantiene rapporti economici con Teheran.

Nell’ambito dell’operazione, l’Office of Foreign Assets Control ha reso possibile colpire chiunque, ovunque si trovi, operi in cinque settori chiave dell’economia iraniana: asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e trasporto marittimo. Per il Tesoro gli asset digitali vengono usati per aggirare le restrizioni e sostenere transazioni legate all’IRGC; la tecnologia entra nei programmi di armamento; l’oro serve a sostenere il rial mentre l’economia formale è sotto pressione; l’aviazione viene impiegata per trasportare combattenti, armi e contanti verso gruppi alleati; il trasporto marittimo per muovere componenti missilistiche e greggio. Sono state anche sospese alcune licenze generali che autorizzavano rimesse verso l’Iran e l’accesso iraniano al sistema culturale e accademico statunitense, mentre il Tesoro ha diffuso indicazioni sui rischi legati a eventuali concessioni sul traffico nello Stretto di Hormuz.

Le misure hanno colpito circa 60 tra entità, persone e imbarcazioni in diverse giurisdizioni. Tra i bersagli figurano una rete di approvvigionamento tecnologico a favore del Ministero della Difesa e della Logistica delle Forze Armate iraniano, un gruppo di hacker legato al Ministero dell’Intelligence e della Sicurezza e una vasta rete di broker, società e navi della cosiddetta “flotta ombra” attiva tra Emirati Arabi Uniti, Hong Kong, Cina, Singapore, Svizzera ed Europa. Washington accusa questa rete di aver convogliato i proventi del petrolio verso la Forza Qods dell’IRGC. Il Dipartimento di Stato ha inoltre designato sette membri della leadership militare iraniana e due entità coinvolte in attacchi contro forze statunitensi nella regione e nel commercio di petrolio e prodotti petrolchimici.

Tra i casi più rilevanti c’è una rete di oltre venti società e persone, soprattutto con base a Hong Kong e in Cina, che avrebbe consentito a organismi subordinati al Modafl, inclusa la Malek Ashtar University of Technology già sanzionata da Stati Uniti, Onu e Ue, di procurarsi tecnologie sensibili a duplice uso come ottica laser e strumenti di guida e navigazione tramite società di comodo e canali finanziari occulti. Fra i designati compaiono Sweet Ocean Industrial Limited e i suoi referenti Li Na, Tian Jianbai e Zhang Limei, insieme alle controllate Rpt Technology e Shenzhen Sweet Ocean, oltre a vari intermediari e trasferitori di fondi in Hong Kong, Malesia e Cina, alcuni collegati anche a uffici di cambio iraniani già colpiti come Sadaf Exchange e Amin Exchange. È stata sanzionata anche la logistica iraniana Noavaran Axis, detta Bre Line, con il suo amministratore delegato e società collegate in Cina e a Hong Kong, per aver favorito spedizioni verso l’Organizzazione per la Ricerca e l’Innovazione Difensiva iraniana.

Sul fronte informatico, il Tesoro ha indicato sei presunti membri di un gruppo legato al MOIS: Mojtaba Ghal’eh-Kuhi, Behzad Mesri, Keyvan Fayyaz Ghareh Blagh, Saber Shahbazi Balujeh, Mohammad Reza Kadkhoda’i e Arman Kahzadian. Secondo Washington, dal 2023 sarebbero responsabili di intrusioni in infrastrutture critiche statunitensi nei settori energetico, sanitario, informatico, finanziario e della difesa, oltre che della compromissione di uffici governativi locali, statali e federali nel 2024 e del furto di criptovalute. L’azione è stata coordinata con l’Fbi, che il 18 agosto ha annunciato un atto d’accusa aggiornato contro 17 cittadini iraniani, quattro dei quali figurano tra i designati di oggi. Il Dipartimento di Stato offre fino a 10 milioni di dollari per informazioni su attacchi analoghi contro infrastrutture critiche americane.

Colpite anche numerose società e intermediari legati al traffico di greggio iraniano verso l’Estremo Oriente. Tra i nomi citati ci sono il broker siro-emiratino Mohammad Ahmed Suhil Fattouh, detto “Captain Hamzah”, e l’ucraino-emiratino Ivan Obukhov, che dal 2023 avrebbe gestito oltre 100 milioni di dollari in pagamenti in criptovalute per conto della Forza Qods. Sanzionate pure la singaporiana Azure Shipping e le controllate legate all’ex proprietario Mansoor Tayabbhai Gandhi, oltre al gruppo Shipoil dei fratelli greci Alberto e George Tsoris, accusato di aver fornito bunkeraggio a petroliere sanzionate connesse alle compagnie iraniane Irisl e allo Stato Maggiore delle Forze Armate. Nel mirino è finita anche Wellbred Capital, società di commodity trading con sede a Singapore e controllate negli Emirati Arabi Uniti e in Svizzera, che Washington ritiene riconducibile al magnate petrolifero iraniano Mohammad Hossein Shamkhani; tra gli asset colpiti c’è anche una raffineria francese di olio da cucina acquistata nel 2024 dalla sua controllata svizzera.

Infine, il Tesoro ha designato cinque società armatrici e le rispettive petroliere della flotta ombra, accusate di aver trasportato milioni di barili di greggio e gas di petrolio liquefatto iraniani verso Cina, Bangladesh e altri mercati asiatici: le navi Sifra, G Silver, Quantum Hope, Voyage Elite e Tela, riconducibili rispettivamente a Sifra Shipping Company, Vienna Shipping, Riqueza Group, Lilimoon Navigation ed Estanica Trading. Tutti i beni negli Stati Uniti dei soggetti colpiti vengono congelati, così come quelli delle società da essi possedute per almeno il 50%; per cittadini e aziende americane i rapporti con loro sono in generale vietati. Le istituzioni finanziarie straniere che facilitano transazioni significative rischiano a loro volta l’esclusione dal sistema di corrispondenza bancario statunitense. Il Tesoro ha ricordato che esiste una procedura per chiedere la cancellazione dalla SDN List e ha sostenuto che lo scopo delle sanzioni è spingere a un cambiamento di comportamento, non solo punire.

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