Nel centrodestra si è aperto il confronto sulla prossima manovra finanziaria, considerata l’ultima legge di Bilancio della legislatura e già letta come un passaggio politico delicato insieme al dossier della legge elettorale.
Dopo il recente vertice con la premier Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, la maggioranza avrebbe deciso di tornare a riunirsi alla ripresa dei lavori parlamentari per mettere a fuoco le priorità. Tra le ipotesi sul tavolo c’è soprattutto quella della Lega, che guarda a un intervento sulle pensioni con uno studio su un’uscita anticipata a 64 anni.
Forza Italia, dal canto suo, spinge per la flat tax incrementale anche per le partite Iva, oltre al cashback sanitario e all’abolizione del bollo auto. Fratelli d’Italia insiste invece sul taglio della pressione fiscale per il ceto medio, con l’obiettivo di portare l’aliquota al 33% per i redditi fino a 60mila euro.
La discussione politica resta però strettamente legata ai conti. Il Documento di programmazione di bilancio dovrà essere inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre, ma prima, il 22 settembre, arriverà la certificazione finale sul rapporto deficit/Pil 2025. Se il dato resterà al 3,1% previsto in via preliminare, non si potrà chiudere in anticipo la procedura d’infrazione Ue aperta dal 2024; se invece emergessero numeri migliori, si aprirebbero margini più ampi di manovra.
Intanto, il dibattito sulla flessibilità energetica e sul Safe ha già mostrato tensioni nella maggioranza. Ieri è stata modificata la parte sull’eventuale adesione ai prestiti per la difesa dopo la spinta della Lega a inserire la possibilità di usare risorse per la sicurezza nazionale.
Sul fronte dei conti, Giorgetti viene descritto come intenzionato a mantenere una linea prudente, pur richiamando le nuove stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha alzato al +0,9% la previsione del Pil 2026. Inoltre, secondo quanto riferito durante l’ufficio di presidenza in Senato delle Commissioni Bilancio congiunte, il ministro vorrebbe includere tra le spese da presentare all’Ue per ottenere flessibilità sull’energia anche quelle già sostenute dal 28 febbraio, data d’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran che ha inciso sui costi energetici.
Il viceministro all’Economia Maurizio Leo ha spiegato che i numeri della manovra non sono ancora quantificabili. Una fonte della maggioranza ha ipotizzato che quest’anno la legge di Bilancio possa arrivare a 30-40 miliardi, a cui andrebbero aggiunti i 14 miliardi di flessibilità concessi dall’Unione europea. Sullo sfondo, la Lega punta il dito sulle banche come possibile fonte di copertura.
Dall’opposizione arriva infine la richiesta di chiarezza: i partiti chiedono al governo di fornire dati precisi su un eventuale scostamento di ottobre e di dire apertamente se la maggiore flessibilità sull’energia serva soprattutto ad aprire spazio a una manovra elettorale.
