Le carceri italiane tornano a livelli di sovraffollamento che Antigone definisce insostenibili: al 28 luglio i detenuti erano 64.741, a fronte di 46.343 posti effettivamente disponibili, per un tasso reale del 139,7%. Nel suo rapporto di metà anno, l’associazione segnala che si tratta di valori in crescita costante e che non si vedevano dal 2013, anno della condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti.
Le situazioni più gravi si concentrano in alcune regioni. In Puglia il tasso di affollamento arriva al 180,4%, in Molise al 165,9%, in Basilicata al 162,5% e in Lombardia al 157,9%. In sei istituti i detenuti superano del doppio i posti disponibili: i livelli più alti sono a Lucca, con il 256,8%, a Milano San Vittore, con il 223,6%, e a Latina, con il 220,8%.
Le 72 visite effettuate da Antigone negli ultimi dodici mesi restituiscono anche un quadro critico degli spazi interni. Nel 44% degli istituti sono presenti celle con meno di tre metri quadrati calpestabili per persona, mentre nel 2025 la magistratura di sorveglianza ha accolto 6.539 reclami per trattamenti inumani o degradanti, il 12% in più rispetto al 2024.
Il rapporto dedica poi ampio spazio alle condizioni di salute e sicurezza. Nei primi sette mesi del 2026 almeno 38 persone si sono suicidate in carcere: la più giovane aveva 21 anni ed era detenuta a Trento, la più anziana 73 anni ed era a Padova. Secondo Antigone, il 50% dei suicidi riguarda persone di origine straniera. Cresce anche l’autolesionismo, con una media di 26,5 episodi ogni 100 detenuti.
Le fragilità psichiatriche restano un altro nodo centrale. Il 9,3% della popolazione detenuta ha diagnosi psichiatriche gravi e, secondo l’associazione, l’assistenza di psichiatri e psicologi è ancora insufficiente. Il 20,5% dei detenuti assume regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, mentre il 46% fa uso di sedativi o ipnotici.
Alle criticità strutturali si aggiungono quelle dell’estate. Oltre il 60% dei detenuti è in regime di «custodia chiusa» e trascorre gran parte della giornata in celle sovraffollate dove la temperatura può superare i 40 gradi. Antigone cita finestre schermate che ostacolano il ricambio d’aria, cinque persone in camere pensate per tre a Rebibbia femminile nel reparto Camerotti, difficoltà analoghe a San Vittore, materassi sistemati sul pavimento a Bancali, a Sassari, per attenuare il caldo, carenza di ventilatori, infestazioni di cimici da letto a Venezia, Monza e Pisa e problemi idrici a Milano Opera, dove un guasto ha imposto l’uso di bottiglie d’acqua fornite dalla Croce Rossa.
L’associazione contesta inoltre la direttiva del Dap di aprile che ha vietato frigoriferi nelle celle e nei corridoi, consentendoli soltanto negli spazi comuni. Secondo il rapporto, la misura rende più difficile avere acqua fresca di notte.
Sul piano politico, Antigone accusa il governo di aver scelto un approccio di «populismo penale», ampliando reati e pene senza affrontare le cause strutturali della crisi. Il piano di edilizia penitenziaria avviato nel 2025 doveva portare 10 mila nuovi posti entro la fine del 2027, ma dopo oltre un anno e mezzo i posti effettivamente disponibili sarebbero diminuiti di 424 unità.
Riguardo alle misure alternative, l’associazione ricorda che il provvedimento sui detenuti con dipendenze, indicato dal ministro della Giustizia come potenzialmente capace di coinvolgere 10 mila persone, avrebbe una copertura finanziaria annua per un massimo di 600. Nel primo semestre del 2026, aggiunge Antigone, le misure alternative sono diminuite del 7%.
Il presidente Patrizio Gonnella afferma che «Il sovraffollamento carcerario che stiamo documentando è l’effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene». E conclude: «Investire sul reinserimento è l’unica via d’uscita per un sistema che, con almeno il 60% di recidivi tra i detenuti, oggi riproduce solo ulteriore marginalità e crimine».




