SpaceX pubblica oggi, dopo la chiusura di Wall Street, la prima trimestrale da quando è quotata al Nasdaq. Il mercato osserva soprattutto se la valutazione del gruppo possa reggere alla prova dei conti e degli investimenti in corso, mentre gli analisti indicano per il secondo trimestre 2026 ricavi intorno a 6,9 miliardi di dollari, sostenuti in particolare da Starlink.
Il servizio satellitare resta considerato il principale motore di crescita e di redditività, ma le attività spaziali e i progetti legati all’intelligenza artificiale continuano a pesare sui risultati operativi. Secondo le fonti, la società brucia miliardi di dollari a trimestre e ha quasi il doppio del debito rispetto alla cassa.
I numeri già emersi aiutano a spiegare l’attenzione degli investitori: nel 2025 SpaceX ha registrato 18,67 miliardi di dollari di ricavi e una perdita netta di 4,93 miliardi, mentre nel primo trimestre 2026 il rosso sarebbe salito a 4,3 miliardi su 4,7 miliardi di fatturato consolidato. Gli analisti stanno valutando soprattutto la sostenibilità degli investimenti richiesti da Starlink, Starship e dall’IA.
Morningstar segnala che le spese per le infrastrutture IA sono più che raddoppiate tra il 2024 e il 2025 e potrebbero quasi raddoppiare ancora nel 2026. Il segmento avrebbe generato 3,2 miliardi di dollari di ricavi nel 2025 e 818 milioni nel primo trimestre, ma la redditività resterebbe lontana. Il timore, per il mercato, è che i costi continuino a crescere molto prima dei profitti.
Intanto il titolo ha perso oltre la metà rispetto ai massimi toccati dopo il debutto. La capitalizzazione è scesa a circa 1.400 miliardi di dollari, contro una valutazione implicita di 1.770 miliardi al collocamento del 12 giugno, quando furono offerti circa 555,6 milioni di titoli a 135 dollari l’uno. Il primo scambio avvenne a 150 dollari, la seduta di debutto si chiuse a 160,95 dollari con un rialzo del 19,22% e il massimo intraday arrivò a 225,64 dollari il 16 giugno. Alla chiusura di lunedì 3 agosto il titolo valeva circa 114 dollari, quasi il 20% sotto il prezzo di collocamento e circa il 50% sotto il picco post-Ipo.
Il mercato guarda anche alle prime scadenze scaglionate del lock-up: il primo blocco si aprirà due sedute dopo la trimestrale, in anticipo rispetto ai consueti 180 giorni, e riguarderà circa 911 milioni di azioni in mano a dipendenti e primi investitori. Le quote di Elon Musk restano invece vincolate. Le fonti segnalano inoltre che la valutazione resta superiore a 70 volte i ricavi degli ultimi dodici mesi.
Bernstein considera Starship uno snodo decisivo per giustificare l’attuale valutazione e mantiene un giudizio positivo con target di 239 dollari; New Street Research indica un obiettivo di 165 dollari. Tra i fattori seguiti da vicino ci sono anche la disponibilità di semiconduttori, i tempi autorizzativi della Federal Aviation Administration e la capacità di calcolo necessaria per i progetti legati all’IA e alle infrastrutture orbitali.
A febbraio SpaceX ha acquisito xAI, poi integrata nel gruppo come SpaceXAI, ampliando il perimetro alle attività di data center e di calcolo nell’area di Memphis. Morningstar stima infine che nel 2026 gli abbonati di Starlink crescano del 93%, contro il 229% del 2025. Starship resta centrale sia per l’espansione della costellazione satellitare sia per gli impegni di SpaceX nel programma Artemis della Nasa, che punta a riportare astronauti sulla Luna nel 2028.
Resta aperto anche il tema di una possibile fusione tra SpaceX e Tesla. Musk non l’ha né confermata né esclusa e ha detto che tra le due società c’è sempre più sovrapposizione, con collaborazioni su IA e chip; ha però precisato che un’operazione del genere richiederebbe un iter formale e non potrebbe essere affrontata semplicemente in conference call.




