L’inchiesta della Procura di Milano sulle società del gruppo Ops, guidato dall’imprenditore della telefonia Ciro Di Meglio, ha coinvolto anche Luca Carleo, nominato proprio il 28 luglio responsabile vicario regionale per la Lombardia di Futuro Nazionale, con delega alla Città Metropolitana di Milano.
Carleo risulta tra i nove soggetti a cui è stata notificata la fissazione dell’interrogatorio preventivo e per i quali è stata chiesta una misura cautelare. In attesa di potersi difendere dalle accuse, ha lasciato l’incarico.
Su delega della Procura, la Guardia di finanza ha eseguito un sequestro preventivo di azioni e quote di quattro società, tre delle quali quotate su Euronext Growth Milano, detenute da tre soggetti, oltre a più di 100.000 euro ritenuti profitto del reato di manipolazione di mercato. Secondo gli inquirenti, le società sarebbero riconducibili a Di Meglio.
Le ipotesi di reato contestate comprendono manipolazione del mercato, ostacolo all’attività delle autorità di vigilanza, false comunicazioni sociali per le società quotate, formazione fittizia di capitale, malversazione di erogazioni pubbliche e responsabilità amministrativa degli enti per i reati commessi dai loro amministratori.
Il procuratore Marcello Viola ha spiegato che, anche grazie alla collaborazione della Consob, le indagini hanno individuato «condotte illecite» attribuite all’amministratore delegato e al direttore generale delle società quotate, con il concorso di 33 tra consiglieri, sindaci, amministratori e professionisti. Secondo la ricostruzione accusatoria, il gruppo avrebbe puntato a sottoscrivere aumenti di capitale fittizi, drenare liquidità dalle società quotate, raccogliere fondi anche tramite finanziamenti garantiti dallo Stato poi destinati a scopi diversi da quelli dichiarati e frodare il mercato con un uso distorto dei Prestiti Obbligazionari Convertibili non standard (POC) per oltre 30 milioni di euro.
Gli investigatori sostengono inoltre che, per rinviare il grave dissesto finanziario in cui le società versavano, sarebbero stati stipulati contratti di finanziamento con una società inglese che, in cambio della liquidità, avrebbe dovuto ricevere azioni e commissioni pari al 5% del prestito. In realtà, secondo quanto accertato, il sottoscrittore sarebbe stato una società italiana le cui quote sono state sequestrate, mentre la liquidità impiegata proveniva da società riconducibili allo stesso amministratore delegato e alle società quotate.
Secondo l’impostazione accusatoria, questo meccanismo avrebbe consentito all’amministratore di ottenere un vantaggio economico dalla vendita delle nuove azioni emesse nel POC e dall’incasso delle commissioni, oltre a ingannare e danneggiare il mercato attraverso la diluizione dei titoli disponibili.




