Leonardo Maria Del Vecchio, 31 anni, ha lasciato gli incarichi apicali in EssilorLuxottica: il testo indica che non è più chief strategy officer del gruppo e che ha rinunciato anche alla presidenza di Ray-Ban.
La decisione viene letta come un passaggio che riporta al centro il suo percorso personale e professionale, costruito dentro una posizione ereditaria di grande rilievo. Da qualche anno Del Vecchio è infatti uno degli eredi di uno dei maggiori patrimoni imprenditoriali italiani e ha scelto di esporsi con un profilo pubblico molto visibile, tra investimenti e attività nei settori della ristorazione, dell’hospitality e dei media.
Nel suo percorso rientrano l’acquisto di Twiga, l’ingresso in Il Giornale e poi nel gruppo QN, oltre all’investimento in Acqua di Fiuggi e allo sviluppo di una galassia di iniziative intorno a LMDV. Nel testo si osserva che gli incarichi ricoperti in EssilorLuxottica, pur considerati legittimi anche sul piano delle capacità, sarebbero stati agevolati dal cognome, con l’invito implicito a muoversi con maggiore prudenza.
Le dimissioni sono accompagnate anche dalle motivazioni attribuite a Del Vecchio: l’azienda si sarebbe allontanata dalle persone, l’entusiasmo non sarebbe più quello di prima, il senso di appartenenza sarebbe diminuito e si percepirebbe una distanza crescente. L’autore del pezzo contesta però il tono di queste parole, giudicandolo troppo maturo per un imprenditore di 31 anni e sostenendo che sembri parlare come un manager a fine carriera.
Un altro passaggio riguarda il suo ruolo nella successione e nel futuro di Delfin, descritto come molto attivo e legittimo, ma anche esposto e forse bisognoso di maggiore silenzio. Il confronto con il padre serve a sottolineare una differenza netta: Leonardo Del Vecchio senior ha costruito nel tempo la propria figura imprenditoriale, mentre il figlio è partito da una fortuna ereditaria enorme.
La chiusura del testo invita Del Vecchio a rallentare e a lasciare parlare i risultati, avvertendo che il rischio è vedere correre più in fretta la costruzione del personaggio pubblico rispetto a quella dell’imprenditore.




