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Giorgetti: richiesta a Bruxelles fino allo 0,6% del Pil per la sicurezza energetica

Giorgetti: richiesta a Bruxelles fino allo 0,6% del Pil per la sicurezza energetica

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Il governo chiederà a Bruxelles il massimo spazio possibile per la sicurezza energetica, pari allo 0,6% del Pil, mentre per la difesa si fermerà allo 0,9% del Pil. Lo ha spiegato alla Camera il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando delle comunicazioni sulla clausola di salvaguardia nazionale.

In Aula il ministro ha detto che l’esecutivo, «con il coinvolgimento preventivo del Parlamento», avvierà le interlocuzioni con la Commissione europea per un piano triennale legato alla NEC. Il piano, ha riferito, dovrebbe prevedere un incremento complessivo della spesa per la sicurezza energetica di circa lo 0,6% del Pil e per la sicurezza e difesa di circa lo 0,9% del Pil. Più tardi, in Transatlantico, ha precisato che sulla difesa «non chiederemo il massimo, ci fermeremo a 0,9%», mentre sull’energia «sicuramente chiederemo tutto il massimo: 0,3% più 0,3%, uguale 0,6%».

Giorgetti ha spiegato che la Commissione europea ha fissato criteri molto rigidi per le spese ammissibili. Potranno rientrare solo misure aggiuntive decise dal 28 febbraio 2026 e finalizzate a rafforzare in modo strutturale la sicurezza energetica, sostenere la transizione verde e ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e dagli approvvigionamenti esteri. Gli interventi potranno riguardare famiglie, imprese, infrastrutture energetiche e di trasporto e, più in generale, il settore pubblico, a condizione che siano coordinati con il Piano sociale per il clima.

Restano escluse le misure pensate soltanto per attenuare temporaneamente la crisi. Il ministro ha citato la riduzione delle accise e altre forme di sussidio diretto o indiretto ai prodotti energetici fossili, aggiungendo che «paiono escluse misure che mirino ad attenuare solo provvisoriamente gli effetti della crisi in atto». Fuori dalla clausola anche gli interventi a favore del settore privato che non producano un miglioramento strutturale della sicurezza e dell’autonomia del sistema energetico.

Il calendario indicato da Bruxelles prevede che gli Stati interessati presentino la richiesta entro metà agosto 2026, con un elenco preliminare delle misure e una stima dei costi, per poter essere valutati già nella lettura del Documento programmatico di bilancio 2027. La Commissione esaminerà le domande a settembre e potrà proporne l’approvazione al Consiglio Ue, atteso all’Ecofin di ottobre. Solo dopo, ha spiegato Giorgetti, il governo potrà procedere al cosiddetto scostamento di bilancio, secondo modalità analoghe a quelle previste dall’articolo 6 della legge 243 del 2012.

«Alla ripartizione delle risorse nei diversi esercizi finanziari e alla predisposizione delle disposizioni necessarie per l’attuazione degli interventi si procederà con la prossima manovra di bilancio», ha affermato il ministro, chiarendo che in quella fase il Parlamento sarà chiamato a deliberare formalmente. L’esecutivo ha scelto di passare prima dalle Camere perché, ha spiegato Giorgetti, non esiste ancora una procedura formale già recepita nella disciplina contabile nazionale.

Il ministro ha richiamato anche gli effetti sui conti pubblici. Se la procedura per deficit eccessivo aperta dall’Ue nel 2024 non venisse chiusa in anticipo, un ulteriore peggioramento oltre il 3% potrebbe mantenere l’Italia nella procedura anche nel caso in cui il maggior deficit derivasse da spese compatibili con la clausola. La richiesta italiana, comunque, potrà essere aggiornata e integrata. Lo Stato membro dovrà inoltre trasmettere alla Commissione due volte l’anno, entro il 15 aprile e il 15 ottobre, le informazioni sullo stato di attuazione.

Per la difesa il meccanismo segue una logica diversa: in fase di presentazione del piano non serve indicare in modo puntuale i singoli interventi che fanno salire la spesa, perché l’addizionalità viene valutata sull’andamento complessivo rispetto all’anno di riferimento, che per l’Italia dovrebbe essere il 2024, quando la spesa per la difesa calcolata secondo la classificazione COFOG era all’1,3% del Pil. Per la componente energetica, infine, dalle indicazioni disponibili non sembrano ammissibili spese contabilizzate oltre il 2028, anche se il governo avvierà interlocuzioni tecniche con le istituzioni europee per verificare se possano rientrare investimenti avviati nel triennio 2026-2028 ma con effetti anche successivi.

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