La Camera ha negato alla procura di Roma l’autorizzazione a utilizzare le chat tra Andrea Delmastro Delle Vedove e Mauro Caroccia, chiudendo per ora il passaggio parlamentare sul dossier. Il voto in Aula è stato segreto, ma l’esito era già definito: 206 contrari all’autorizzazione e 133 favorevoli.
Il centrodestra, compresi i vannacciani, aveva annunciato il proprio no. Dall’altra parte, Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva e Azione avevano chiesto di consentire l’acquisizione delle conversazioni. In Aula la tensione è stata alta: i deputati del M5S hanno protestato con i telefoni alzati e con lo slogan «fuori le chat», mentre i parlamentari di Avs si sono presentati con le bende sugli occhi, sostenendo che la maggioranza stesse ostacolando la chiarezza.
Dal centrodestra è arrivata una lettura opposta: secondo questa posizione, il voto serviva a difendere le garanzie dei parlamentari e non a proteggere qualcuno.
Al centro della vicenda ci sono le conversazioni tra Delmastro, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia, e Mauro Caroccia, imprenditore romano condannato in via definitiva per reati legati alla criminalità organizzata e, secondo un’altra formulazione, per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. La procura di Roma ritiene utili le chat nell’inchiesta sul ristorante Bisteccherie d’Italia, locale in cui Delmastro era stato socio insieme a Miriam Caroccia, figlia di Mauro.
L’ipotesi investigativa è che la società possa essere stata usata come prestanome alla luce della posizione giudiziaria del padre, ma questa ricostruzione resta da verificare. Delmastro ha respinto le accuse e ha sostenuto di non avere nulla da nascondere, affermando di aver messo spontaneamente a disposizione della procura le proprie chat.
La richiesta della magistratura era arrivata alla Camera il 25 maggio. Il 22 luglio la Giunta per le autorizzazioni aveva già dato parere contrario; poi la vicenda si era riaperta quando la procura di Roma aveva inviato nuovo materiale e chiesto di poterlo usare ancora. Secondo la relazione discussa in Parlamento, l’istanza di approfondimento del pubblico ministero Franco Lo Voi era stata giudicata «generica e senza limiti», posizione contestata dalle opposizioni, che accusano la maggioranza di aver votato senza conoscere il contenuto degli atti.
Nel percorso istituzionale si era inserito anche il presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, che aveva autorizzato la consultazione del materiale. La maggioranza aveva contestato la scelta e la Giunta per il Regolamento, con un voto 7 a 6, le aveva dato ragione, riportando il caso sul binario iniziale: niente nuova istruttoria e decisione finale affidata direttamente all’Aula.
Dopo il voto di Montecitorio, la procura non potrà utilizzare le chat nell’ambito della richiesta avanzata. La maggioranza considera conclusa la partita parlamentare e rivendica la scelta come tutela delle prerogative dei deputati; le opposizioni parlano invece di uno scudo politico e valutano ulteriori iniziative, compreso un possibile ricorso alla Corte costituzionale. La vicenda Delmastro resta quindi aperta sul piano politico, anche se l’Aula ha bloccato l’uso delle conversazioni richieste dalla procura.




