Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso nella serata di ieri alla procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del generale libico Almasri.
La vicenda riguarda un militare libico accusato di violazioni dei diritti dei detenuti. Secondo quanto riportato, a giugno era stato condannato dal Tribunale penale di Tripoli a sette anni e quattro mesi per il suo ruolo nelle operazioni e nella sicurezza giudiziaria dell’Istituto di riforma e riabilitazione principale della capitale. Nel procedimento erano emerse segnalazioni secondo cui i detenuti della struttura sarebbero stati sottoposti a torture e trattamenti crudeli e degradanti.
La decisione di Nordio ha riacceso subito lo scontro politico. Nicola Fratoianni di Avs ha sostenuto che il ministro avrebbe trasmesso gli atti «con un anno e mezzo di ritardo» e che «Nordio doveva trasferire subito le carte in procura»; ha inoltre ricordato che, secondo lui, Almasri era stato liberato dal governo Meloni e riportato in Libia.
Durissime anche le parole di Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa verde, che ha affermato «Nordio è stato smascherato» e ha accusato il ministro di aver difeso per mesi «l’indifendibile» e di aver raccontato al Parlamento «una versione falsa». Bonelli ha aggiunto che, dopo la pronuncia della Corte costituzionale, il Guardasigilli è stato costretto a trasmettere gli atti trattenuti arbitrariamente, parlando di «fallimento politico e istituzionale» e chiedendone le dimissioni. Nella stessa nota ha anche detto che «un ministro smentito in questo modo dalla Corte costituzionale non può restare al suo posto».
Critiche analoghe sono arrivate dai deputati M5s nelle commissioni Giustizia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato. I parlamentari hanno sostenuto che «Dopo un anno e mezzo il ministro Nordio è stato costretto a dare torto a Carlo Nordio» e che il fascicolo è stato inviato solo ora perché la Corte costituzionale gli avrebbe spiegato che era suo dovere farlo. Secondo loro, mentre il ministro non si muoveva, «i buoi sono ampiamente scappati dalla stalla» e Almasri non è stato consegnato alla Cpi.
Nel complesso, le opposizioni accusano il governo di aver protetto il libico, mentre la trasmissione degli atti alla procura generale viene letta come un passaggio arrivato solo dopo mesi di polemiche e dopo il confronto con la Corte costituzionale.



