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Biancheria intima: storia e modelli uomo donna

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Riusciamo a immaginare un mondo in cui si possa girare tranquillamente senza biancheria intima? Sicuramente no, eppure la storia della lingerie da uomo e da donna attraversa i secoli con usi, costumi e tradizioni diverse a seconda della zona del mondo e dell’epoca. Va ricordato, infatti, che il cammino della biancheria intima fino ai modelli contemporanei senza cuciture e perfettamente vestibili e comodissimi, è stato davvero lungo e spesso perfino tortuoso. Una storia per certi versi anche affascinante perché racconta anche un’evoluzione della cultura e della sessualità nel corso dei secoli.

Biancheria intima, la storia

I documenti narrano che la storia della biancheria intima affondi le proprie radici addirittura nell’antico Egitto, pare infatti che le nobili indossassero una specie di sottoveste sotto le tuniche per evitare che gli abiti stessero a contatto diretto con le parti del corpo più intime. I romani, invece, come sappiamo, non avevano l’usanza di utilizzare nessun tipo di biancheria, sia nel caso degli uomini che delle donne. A volte si usava una sorta di fascia, chiamata “subligatula” per coprire le zone intime nel caso di un bagno e di un’attività fisica. Erano quindi per lo più delle pezze, spesso in lino, che venivano allacciate in vita soprattutto da chi, per sport o per mestiere, doveva esporre la propria nudità in pubblico o in luoghi aperti. In ogni caso, per il seno le donne usavano il cosiddetto “mamillare”, ovvero una fascia realizzata in cuoio che, soprattutto nel caso di seni molto prosperosi, li rendeva meno evidenti. Questa fascia poteva essere eventualmente sostituita anche da un corpetto sempre di cuoio o da un corsetto. I germanici, invece, avevano delle tradizioni e delle usanze molto barbare, non utilizzavano una biancheria vera e propria, e pare che tra questi popoli solo i Longobardi indossassero una protezione per le zone intime. È nel Medioevo, poi, che compare per la prima volta la parola “mutanda” dal termine latino “mutare”, utilizzata da Caterina Dei Medici per indicare la biancheria utilizzata sulle parti più intime nelle passeggiate a cavallo.

Biancheria intima, i modelli antichi da uomo e da donna

Andando avanti nel corso della storia della biancheria intima, si arriva alle “braghesse”, delle mutande usate anche come strumento per sedurre gli uomini. Spesso infatti erano impreziosite con ricami, pietre e inserti in oro e argento. Indossare le braghesse, tuttavia, divenne nel corso dei secoli un simbolo di libertà nei costumi e atteggiamenti lascivi, fino a diventare un indumento utilizzato soprattutto dalle prostitute. Nel 1700, infatti, solo 3 donne nobili su dieci le indossavano e solo successivamente tornarono negli armadi delle persone comuni.

È nel Rinascimento, comunque, che compiano i primi veri modelli di biancheria intima femminile conosciuti anche oggi:

– giarrettiere,
– corsetti,
– crinoline.

È così che ricompaiono anche le mutande vere e proprie e divenne abituale indossarle sotto le crinoline, ovvero quelle gabbie che si infilavano sotto le gonne. Il corsetto, invece, pur essendo un indumento intimo molto utilizzato nel corso dei secoli e conosciuto (e apprezzato) fino a oggi, è stato spesso considerato, soprattutto dalle donne, uno strumento poco piacevole da indossare. Arriviamo nel Novecento per vedere comparire il reggiseno, la cui nascita risale alla fine del 1800 e si lega al nome di Hermine Cadolle, di Parigi. Da qui si arriva anche alle calze, che nei primi anni del secolo scorso diventano un vero must. Nel 1959, poi, arrivarono i collant negli Stati Uniti.

Biancheria intima, i modelli recenti da uomo e da donna

Per quanto riguarda i modelli più recenti, nel corso degli anni Sessanta e Settanta del Novecento vengono sdoganati gli slip conosciuti anche oggi. La parola slip, inoltre, compare all’inizio del 1900, precisamente nel 1906, per indicare delle mutande più corte e molto aderenti, pensate per gli sportivi. Negli anni Settanta compaiono i primi tanga e negli anni Ottanta gli stilisti fanno tornare di gran moda i boxer da uomo, che devono il loro nome in onore delle brache dei pugili. Negli anni Novanta, poi, via libera al proliferare di tanga, perizomi e materiali nuovi, traspiranti e senza cuciture.

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