Gestire un conto corrente costa oggi il 23% in più rispetto a dieci anni fa. È quanto emerge da uno studio di Adusbef basato sugli ultimi dati della Banca d’Italia, secondo cui la spesa media è passata da 82,2 a 101,1 euro, con un incremento di 18,9 euro.
Il rincaro è trainato soprattutto dalle componenti variabili, cioè bonifici, pagamenti e prelievi, salite del 34,2% da 26,6 a 35,7 euro. Dentro questa voce, le sole spese per disposizioni risultano aumentate del 62,6%. Più contenuta la crescita delle spese fisse, come canoni e carte, passate da 55,6 a 65,4 euro, con un aumento del 17,6%.
Lo stesso studio fotografa anche la distribuzione dei depositi delle famiglie consumatrici in banca. Al 31 maggio 2026 il totale era pari a 1.163 miliardi di euro, con forti differenze territoriali. La Lombardia guida con quasi 239 miliardi, circa il 20% dei depositi nazionali, seguita da Lazio con 122 miliardi e Veneto con 105 miliardi. In coda si trova la Valle d’Aosta, con circa 2,8 miliardi.
Se si guarda ai valori medi per residente, Bolzano è prima con quasi 30.400 euro, davanti a Milano con 27.900, Piacenza con 26.800, Sondrio con 26.000 e Belluno con 25.650. All’estremo opposto ci sono Crotone, con 9.679 euro per residente, Sassari con 9.741 e Nuoro con circa 10.600.
Nel confronto con il maggio 2016, i depositi bancari sono cresciuti nominalmente del 28,3%, da circa 906 miliardi agli attuali 1.163 miliardi. Nello stesso periodo, però, l’inflazione complessiva è stata del 23,6%: il guadagno reale della ricchezza depositata si riduce così al 4,7%.
Tra le regioni, il Trentino-Alto Adige registra l’aumento nominale più forte, pari al 43,2%, seguito da Sardegna con il 42,7% e Friuli Venezia Giulia con il 39,7%. Le variazioni più contenute si osservano invece in Marche, con +10,6%, e Liguria, con +14,5%.
Il presidente di Adusbef, Antonio Tanza, ha spiegato che «La crescita dei depositi bancari degli italiani» segnala la volontà delle famiglie di proteggersi in una fase di incertezza economica. Ha però chiarito che non si tratta necessariamente di un aumento diffuso del benessere, perché spesso il risparmio nasce dalla rinuncia ai consumi e da un atteggiamento prudenziale. Tanza ha quindi invitato il sistema bancario a valorizzare questi risparmi con condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate.




