Unapol sollecita la formalizzazione dello stato di crisi del settore olivicolo e sostiene l’iniziativa degli assessori Francesco Paolicelli e Gianluca Gallo, che hanno chiesto al ministero dell’Agricoltura di muoversi in questa direzione per Puglia e Calabria.
L’associazione dei produttori olivicoli riconosce anche il lavoro del sottosegretario La Pietra, che ha ascoltato la filiera e avviato alcuni interventi tampone. Per Unapol, però, ora serve un passaggio rapido dalle misure provvisorie a provvedimenti concreti, in grado di affrontare una situazione che viene definita sempre più critica.
Alla base dell’allarme ci sono più elementi: l’olio invenduto della scorsa campagna, che ha contribuito al crollo dei prezzi, l’aumento dei costi di produzione e la concorrenza sleale di altri Paesi. Su quest’ultimo fronte, l’associazione ritiene necessario intervenire anche con la Comunità Europea.
Il presidente Tommaso Loiodice avverte che «Il mercato rischia la paralisi» e segnala che molti operatori mettono in dubbio perfino la raccolta della prossima campagna, ormai alle porte e attesa di qualità. Nei frantoi e nelle cooperative, spiega, resta ancora il prodotto dell’annata precedente e il nodo non riguarda soltanto la capacità di stoccaggio: le aziende sono in sofferenza economica perché i costi sono saliti mentre il prezzo dell’olio è sceso.
Loiodice aggiunge che produttori e trasformatori hanno sostenuto investimenti ricorrendo al credito bancario e ora si trovano con le banche che chiedono il rientro del capitale. Per questo, secondo Unapol, molte aziende cooperative e frantoiane attendono di capitalizzare il lavoro non di un solo anno ma di 18 mesi, così da ridurre i costi sostenuti.
Il riconoscimento dello stato di crisi, osserva l’associazione, consentirebbe di attivare misure finanziarie capaci di dare un po’ di respiro in attesa di un rialzo dei prezzi. In chiusura, Loiodice indica nella grande distribuzione un attore decisivo per il rilancio del mercato, attraverso promozione e contrattazioni, e invita a privilegiare l’olio 100% italiano di qualità, sottolineando che in questa fase «un po’ di sano nazionalismo da parte di tutti non guasterebbe».

