Bologna ha commemorato il 46° anniversario della strage alla stazione del 2 agosto 1980, l’attentato terroristico più sanguinoso della storia repubblicana, in cui persero la vita 85 persone e oltre 200 rimasero ferite.
Le cerimonie si sono aperte in mattinata a Palazzo d’Accursio, con gli interventi del sindaco Matteo Lepore, dei familiari delle vittime e del sottosegretario all’Interno Nicola Molteni, in rappresentanza del governo. In città erano presenti anche la segretaria del Pd Elly Schlein e, nel corteo e in piazza, i parenti di Abderrahim Fakir, morto a 43 anni durante un intervento di polizia, richiamati come segno di una «Bologna città ferita» anche per i fatti recenti del Pilastro.
Dal tradizionale corteo partito da piazza Nettuno, il lungo serpentone di persone ha raggiunto piazza Medaglie d’Oro, davanti alla stazione. L’orologio sulla facciata è rimasto fermo sulle 10.25, l’ora dell’esplosione.
Nel ricordare l’attentato, è stata ricostruita la violenza della deflagrazione: la bomba distrusse la sala d’attesa di seconda classe, il ristorante e gli uffici del primo piano, facendo crollare una trentina di metri di pensilina e parte dei muri soprastanti. Tra le vittime c’erano passeggeri del treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. La più giovane vittima fu Angela Fresu, di 3 anni; il più anziano Antonio Montanari, 86 anni.
La macchina dei soccorsi coinvolse vigili del fuoco e forze dell’ordine, ma un ruolo decisivo lo ebbe soprattutto l’autobus 37, trasformato in un trasporto improvvisato di salme verso la Medicina legale per liberare le ambulanze. Sul piano giudiziario, le ultime sentenze della Cassazione hanno confermato l’ergastolo per Gilberto Cavallini e Paolo Bellini: risultano così conclusi tutti i processi sulla strage, mentre restano senza condanna i mandanti.
Nel messaggio per l’anniversario, Sergio Mattarella ha scritto che «il segno profondo impresso dalla strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna è inciso nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani». Il capo dello Stato ha richiamato il dolore per le vittime, per i familiari e per la distruzione nel centro della vita civile della città e del Paese, sottolineando anche che questa consapevolezza riguarda soprattutto i giovani e rafforza l’impegno a difendere libertà, giustizia e democrazia dalla «strategia neofascista del terrore». Mattarella ha inoltre ringraziato magistrati, istituzioni e familiari delle vittime per il lavoro svolto contro depistaggi e omissioni nella gravosa ricerca della verità.
Giorgia Meloni ha definito il 2 agosto 1980 una delle pagine più buie della storia nazionale, ricordando che «il terrorismo ha sferrato uno dei suoi attacchi più feroci» e assicurando che il governo continuerà a lavorare per fare piena luce sulle stragi del dopoguerra. La premier ha indicato come passaggio importante il versamento degli atti declassificati all’Archivio centrale dello Stato, portato avanti dalla Presidenza del Consiglio con le altre amministrazioni e in collaborazione con le associazioni dei familiari.
Dal cortile di Palazzo d’Accursio, Molteni ha parlato di un attentato di matrice neofascista che «ha squarciato la vita di una città intera» e ha aggiunto che «è una data che appartiene a tutta Italia». Paolo Lambertini, nuovo presidente dell’associazione dei familiari delle vittime e successore di Paolo Bolognesi, ha chiesto al sottosegretario la piena applicazione della legge 206 sui risarcimenti nelle poche situazioni ancora irrisolte, ricordando di aver già sollecitato risposte negli anni precedenti ai ministri Piantedosi e Bernini. Lepore ha insistito sulla presenza in piazza perché Bologna è «una città ferita» e ha definito il corteo del 2 agosto un appuntamento che la città vive da 46 anni. Schlein ha promesso di andare avanti nel chiedere verità e giustizia accanto ai familiari delle vittime, ribadendo che si è trattato di una strage di matrice neofascista e che non si permetterà che la storia venga riscritta.




