Johannesburg è descritta come una città in grave crisi amministrativa e finanziaria, con servizi pubblici sempre più deboli e un’emergenza idrica che sta mettendo in difficoltà anche le attività produttive. La metropoli sudafricana, che ospita circa il 70% delle sedi centrali delle aziende africane, viene raccontata come un sistema vicino al collasso dopo anni di gestione instabile.
Un esempio concreto riguarda la Dickon Hall Foods: in passato consumava circa 240.000 litri d’acqua al giorno, mentre oggi la scarsità idrica impedisce di cuocere gli ingredienti, produrre vapore e pulire in modo affidabile le attrezzature. Lo stesso deterioramento emerge in altri servizi essenziali, dai cassonetti pieni di rifiuti non svuotati per controversie salariali con le aziende di raccolta, alla flotta della manutenzione stradale e ai veicoli della polizia fermi a giugno per mancanza di carburante non pagato.
In parallelo, Eskom ha minacciato di tagliare la luce in alcune aree per debiti arretrati pari, a fine luglio, a 3,8 miliardi di rand. Sul piano politico, negli ultimi dieci anni Johannesburg ha cambiato 10 sindaci e ha vissuto continui governi di coalizione, un quadro che secondo le fonti ha reso quasi impossibile programmare a lungo termine. Vengono indicati anche corruzione e anni di coalizioni instabili guidate in gran parte dall’African National Congress (ANC) come fattori del peggioramento.
Peter Attard Montalto, amministratore delegato della società di consulenza Krutham, ha detto che «Se Johannesburg fosse un’azienda, a quest’ora sarebbe già stata dichiarata in bancarotta». Ha aggiunto che la situazione riflette un «massiccio sottoinvestimento», una «enorme carenza di capacità» e una «grave mancanza di competenze tecniche», sostenendo che la città riuscirà probabilmente solo a tirare avanti fino alle elezioni locali di novembre.
Il quadro dei conti pubblici resta critico: il bilancio cittadino è quasi raddoppiato nell’ultimo decennio fino a 80 miliardi di rand, ma la quota destinata alle nuove infrastrutture è scesa dal 13% al 6% della spesa totale. Il revisore generale sostiene inoltre che Johannesburg perda circa 12 miliardi di rand l’anno, pari al 15% del bilancio, in spese irregolari e non autorizzate.
A luglio il governo nazionale ha trattenuto i trasferimenti mensili a Johannesburg e ad oltre 60 altri comuni per contenere sprechi e cattiva gestione; poche settimane dopo il ministro delle Finanze Enoch Godongwana ha annunciato uno «sblocco condizionato» dei fondi per evitare danni alla popolazione, avvertendo però che le risorse potrebbero essere trattenute di nuovo. Gli analisti avvertono che un eventuale collasso della città avrebbe conseguenze pesanti sulla crescita del Sudafrica, sulla fiducia degli investitori e sull’occupazione, mentre il sostegno del Tesoro viene indicato come una misura capace solo di attenuare l’emergenza nel breve periodo.




