Quando il costo dell’avvocato è a carico della controparte

Chi vince una causa deve pagare il costo dell’avvocato difensore o la parcella del suo legale si trasferisce a carico della controparte che ha perso in giudizio?

Come si determina la parcella del legale e chi sostiene il costo dell’avvocato in caso di sentenza a favore? Quando ci si reca in uno studio legale per far valere i propri diritti, l’avvocato sottoporrà al cliente un preventivo per la strategia difensiva. Se la controversia termina in giudizio e la parte vince la causa chi dovrà sostenere il costo dell’avvocato? Quest’ultimo dovrà chiedere il saldo della parcella al cliente oppure alla parte soccombente in tribunale? E nel secondo caso l’onorario resta quella previsto nel preventivo o è fissato dal giudice nel dispositivo?

L’avvocato può pretendere di più di quanto richiesto nel preventivo?

La legge sulla concorrenza ha imposto anche agli avvocati di presentare, su richiesta, il preventivo scritto ad inizio del mandato in modo da stimare il “presumibile” costo del giudizio.

L’uso di questo aggettivo lascia intuire che la parcella, alla fine del processo, potrebbe essere incrementata qualora sorgano particolari problematiche che, all’inizio, non potevano essere previste. Il preventivo viene quindi riconosciuto un valore ma di massima.

Il contratto tra avvocato e cliente prevede tempi e modalità di pagamento. È possibile prevedere il pagamento anticipato, dilazionato o alla fine del giudizio. È anche ammesso subordinare il pagamento al buon esito della causa, mentre è proibito vincolare il compenso alla percentuale di quanto sarà ottenuto: la parcella in altre parole deve essere predeterminata a prescindere dal “ricavato”.

Quando e in che misura la controparte deve pagare il costo dell’avvocato

Se l’attore decide di intraprendere la via giudiziaria, dovrà anticipare il contributo unificato per azionare la macchina del tribunale e altre voci di spesa definite “costi vivi”. Ma che cosa succede se si aggiudica la causa?

L’Articolo 92 del Codice di procedura civile introduce la cd “regola della soccombenza”, secondo cui la parte soccombente deve rimborsare le spese ed anche il costo dell’avvocato alla parte alla quale viene conferita la ragione. L’importo viene stabilito dal giudice nella sentenza. Questa è dunque la regola generale mentre il giudice può anche optare per la compensazione delle spese per cui ogni parte pagherà il suo avvocato.

Il giudice, non potendo entrare in merito alle trattative private, stabilirà la parcella sulla base del decreto ministeriale del 2014. Se il dispositivo prevede una cifra inferiore a quella concordata nel preventivo (cosa non rara), la differenza dovrà essere coperta dal cliente (salvo responsabilità deontologica per richiesta di compensi sproporzionata).

Se la parte soccombente non paga: il diritto dell’avvocato all’onorario per la prestazione

C’è un altro possibile scenario da considerare. Che cosa succede se la controparte soccombente non paga? In questo caso il soggetto che ha vinto la causa è tenuto a pagare il suo legale perché il professionista mantiene il diritto al pagamento della parcella. Ma come farsi rimborsare?

Troviamo la risposta nelle FAQ di Avvocato Facile. Ebbene per ottenere il rimborso delle spese per il costo dell’avvocato, si può procedere prima con un precetto e poi con il pignoramento. Il precetto è una sorta di ultimatum inviato a chi deve rimborsare le spese legali (con una data di scadenza ben precisa entro cui pagare la somma dovuta secondo quanto previsto nella sentenza più le spese di precetto). Se la parte soccombente insiste nel non voler rimborsare le spese dell’avvocato si può chiedere il pignoramento. L’elenco dei beni pignorabili viene stabilito da un ufficiale giudiziario e se il rimborso delle spese legali risulta elevato si procede con il pignoramento dei beni immobili che verranno messi all’asta dal Tribunale.

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