Il Consiglio dei ministri ha prorogato fino a sabato 5 settembre il taglio delle accise sui carburanti, ma la misura riguarda soltanto il diesel. Lo sconto resta fissato a 17 centesimi al litro e il costo stimato è di circa 130 milioni di euro.
La copertura finanziaria arriva dalle maggiori entrate connesse alla modifica delle modalità di versamento delle ritenute sugli utili dei grandi gruppi energetici. La norma si applica ai soggetti che, sulla base del bilancio dell’esercizio precedente a quello in corso al 31 dicembre 2026, presentino ricavi complessivi superiori a 20 miliardi di euro: per loro è previsto un credito d’imposta pari alle somme versate.
Il provvedimento si inserisce in una serie di interventi avviati da metà marzo per frenare l’aumento dei prezzi alla pompa, che negli ultimi giorni sono rimasti sopra i 2 euro. Sullo sfondo restano le tensioni internazionali legate al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Per il governo, la proroga è una soluzione temporanea in attesa di una misura più mirata nelle prossime settimane. L’ipotesi riguarda in particolare le fasce di reddito che hanno più bisogno di sostegno e, secondo quanto riferito, alcune categorie professionali colpite dal caro carburanti.
Antonio Tajani, vicepremier e ministro degli Esteri, ha definito la proroga «scelte già fatte in vista di una scelta strutturale» e ha auspicato che «finisca presto la guerra e Hormuz possa continuare a essere un luogo di libera navigazione». Tajani ha spiegato che occorre sostenere «i ceti più deboli, il ceto medio, comprese le partite Iva» e ha aggiunto che anche le aziende petrolifere devono contribuire, ma attraverso un accordo e non con una tassa imposta dall’alto. Ha ribadito inoltre la sua contrarietà agli extraprofitti, dicendo che «non esistono né in diritto né in economia».
Dal fronte del governo, Matteo Salvini ha confermato che si andrà prima verso una proroga di pochi giorni e poi verso un intervento più continuativo. Fonti di maggioranza avevano già indicato che la misura in scadenza non sarebbe stata definitiva, ma utile a guadagnare tempo per definire un provvedimento più selettivo.
Le opposizioni e le associazioni dei consumatori hanno contestato la scelta. Il Codacons ha parlato di «la montagna ha partorito il topolino», sostenendo che la proroga sia troppo debole, non risolva l’emergenza e lasci scoperto il fronte della benzina. L’associazione afferma inoltre che il diesel avrebbe già superato il record del 2022 e che in autostrada si vedrebbero punte oltre i 2,7 euro al litro. Sempre secondo il Codacons, da inizio luglio il gasolio è salito di 23,8 centesimi al litro, con un aggravio di quasi 12 euro a pieno, mentre la benzina viaggia verso i 2,1 euro in autostrada.
Giuseppe Conte ha attaccato parlando di un altro «sconticino» ormai assorbito dai rincari. Elly Schlein, invece, ha accusato il governo di litigare mentre il problema dei carburanti resta sulle spalle di famiglie e imprese.




