Tricopigmentazione: effetto rasato e effetto densità

Iniziamo con il sottolineare che la calvizie non è una malattia, ma una condizione di assenza, totale o parziale dei capelli. Le cause che portano alla perdita dei capelli sono varie e provocano l’assottigliamento o la loro completa scomparsa. La causa più frequente è l’alopecia androgenetica ed è difficile da diagnosticare (livelli di acido lattico, problemi di circolazione sanguigna, disfunzioni ormonali, predisposizione genetica).

Uno dei metodi più utilizzati è la tricopigmentazione che consiste nell’applicazione di pigmenti assorbibili sulla parte da trattare, con l’obiettivo di produrre un effetto ottico per simulare la ricrescita o mimetizzare le cicatrici. L’obiettivo principale, quindi, del trattamento di tricopigmentazione è quello di ottenere un aspetto naturale: per questo motivo, è essenziale conoscere i due principali risultati che si possono ottenere, ossia l’effetto rasato o l’effetto densità.

Il primo passo che il tecnico dovrebbe seguire è quello di spiegare al paziente che, con la tricopigmentazione effetto rasato, i capelli residui non dovrebbero crescere più di 0,5 mm per evitare una disomogeneità del risultato finale. Infatti, col trattamento viene simulata la ricrescita, creando un effetto ottico simile a quando i capelli raggiungono una lunghezza compresa fra 0,1 mm e 0,5 mm. Se i capelli del paziente che circondano la zona da trattare superano queste misure, l’effetto creato non sarà ottimale. La tricopigmentazione effetto rasato può essere applicata a pazienti con un livello di calvizie anche totale ma sarà lo specialista a consigliare il paziente su come di cambiare o modificare il proprio look per rendere l’effetto il più omogeneo possibile.

L’effetto densità, a differenza dell’effetto rasato, è un trattamento che necessita della presenza di capelli sul cuoio capelluto. Questa tecnica consiste nel micropigmentare le aree dove è avvenuto un diradamento o la perdita, creando un effetto di riempimento. Anche in questo caso è importante seguire le indicazioni del tecnico che effettuerà il trattamento, relative al look da seguire per evitare disomogeneità e quindi rendere vano il processo di tricopigmentazione.

In questo tipo di trattamento è preferibile lavorare con i capelli bagnati affinché sia più facile l’individuazione delle zone da trattare e la conseguente separazione delle ciocche. Il processo richiede una serie di sedute, di solito 2 sessioni consecutive e una sessione di ritocco dopo 30 giorni.

La tricopigmentazione risulta essere una delle tecniche più utilizzate, in primo luogo per la sua reversibilità, infatti i pigmenti vengono assorbiti ed eliminati dall’organismo in un tempo che varia dai 6 mesi ai 2/3 anni, a seconda della fisicità del paziente. Inoltre, viene scelta per i suoi costi, relativamente bassi rispetto ad un intervento di autotrapianto di capelli; ogni scelta può essere quella giusta, l’importante è informarsi approfonditamente sulle varie tecniche e gli effetti collaterali (qualora esistessero) per non andare incontro a sorprese e non restare delusi a causa di un risultato inaspettato.