La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto sull’incidente avvenuto il 17 dicembre 2024 nella sede Rai di viale Mazzini, dove una perdita d’acqua avrebbe provocato il rilascio in aria di fibre di amianto nel quartier generale e sede legale dell’azienda.
L’inchiesta era coordinata dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio e dal pm Fabio Santoni. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo l’episodio fu spento l’impianto di condizionamento e venne avviato un intervento complesso, reso necessario dalla presenza già nota di amianto nell’edificio. Rai e Asl Roma 1 intervennero rapidamente, isolando alcune aree circoscritte del piano terra e del primo piano.
In quelle zone, rimaste confinate e non accessibili ai dipendenti, si sarebbe registrata la dispersione di amianto con picchi fino a 8,9 fibre per litro. Si tratta di un livello superiore al fondo ambientale, ma inferiore al limite indicato per i luoghi di lavoro in cui l’amianto viene trattato, fissato a 100 fibre per litro come media ponderata su otto ore.
Per precauzione, l’accesso a dirigenti e dipendenti fu vietato nelle aree interessate e per tutto il mese di gennaio l’ingresso alla sede avvenne soltanto da via Pasubio. Il 14 gennaio 2025 Rai dispose anche una campagna straordinaria di monitoraggio su tutti i piani dell’edificio di viale Mazzini: furono eseguiti 46 campionamenti dal piano interrato all’ottavo piano, compresi mensa e bar, con una media di cinque rilevazioni per livello. Anche piano terra e primo piano vennero controllati, tranne le zone già interdette e seguite dalla Asl. Tutti i campionamenti avrebbero confermato l’assenza di fibre di amianto aerodisperse.
La stessa azienda ha svolto quell’attività non per un obbligo, ma come misura aggiuntiva a tutela dei lavoratori. La Asl Roma 1, intanto, aveva chiesto a Rai una roadmap per l’uscita dall’edificio, anche per la vetustà dello stabile, costruito in un’epoca in cui l’amianto era ampiamente usato. Con l’invecchiamento dell’impianto idrico, non si può escludere il ripetersi di guasti simili; per questo è stato deciso di accelerare il trasferimento della sede, già previsto per giugno 2025.
Sulla richiesta di archiviazione è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Bonanni ha dichiarato: «Non condivido la richiesta di archiviazione», sostenendo che la procura dovrebbe tenere conto delle morti sospette per mesotelioma e altre patologie tra chi ha lavorato in Rai. Ha aggiunto che «non vi è un limite di soglia che escluda le responsabilità» e ha osservato che il giudice per le indagini preliminari dovrebbe disporre ulteriori approfondimenti da parte del pm.




