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Musumeci: «L’Italia torni potenza del mare»

Musumeci: «L’Italia torni potenza del mare»

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L’Italia deve tornare a essere una “potenza del mare”, trasformando la propria posizione geografica in un vantaggio competitivo nel Mediterraneo. È la linea indicata dal ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, in una lunga intervista in cui lega il rilancio del Paese alla centralità dei traffici commerciali, energetici e geopolitici nell’area.

Musumeci richiama i numeri dell’economia del mare: oltre 253 mila imprese, più di 1,1 milioni di occupati e 224,9 miliardi di euro di valore, pari all’11,4% del Pil. In questo quadro rivendica il Piano del Mare come primo strumento di programmazione e coordinamento adottato dal governo per dare una strategia a un settore che, a suo dire, l’Italia non si era mai data.

Il ministro collega questo impianto anche alla proposta italiana per la strategia industriale marittima europea, che punta a rafforzare la sovranità industriale nel comparto sostenendo investimenti, innovazione e competitività lungo l’intera filiera. Per Musumeci, però, il passaggio decisivo riguarda i porti: non devono restare spazi di solo transito, ma diventare un hub produttivo, logistico, commerciale ed energetico del Mediterraneo.

Per raggiungere questo obiettivo, insiste su infrastrutture, innovazione, elettrificazione, digitalizzazione e su regole europee che non penalizzino le imprese nazionali rispetto agli operatori extra Ue. Nello stesso passaggio richiama la concorrenza crescente degli scali del Nord Africa, del Medio Oriente e dei Balcani, ricordando che «il porto di Rotterdam movimenta in un anno la stessa quantità di merce di tutti i porti italiani».

Sul versante della blue economy, Musumeci sostiene che il governo abbia lavorato per rilanciare la vocazione marittima nazionale e semplificare il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. Richiama anche la recente legge sulla valorizzazione della risorsa mare, che interviene su Codice della navigazione, nautica da diporto, turismo subacqueo e Zona contigua per sostenere lo sviluppo del settore. Quanto alla carenza di professionalità, spiega che scuole e università si sono già attrezzate con corsi specifici.

Un capitolo a parte riguarda le isole minori e la portualità minore. Musumeci dice che il governo sta costruendo una politica dedicata, con attenzione alle isole minori marine dove vivono tutto l’anno 225 mila italiani in 35 Comuni. Ricorda gli Stati generali delle isole minori svolti a Lipari lo scorso anno e il disegno di legge, all’esame del Parlamento, promosso con il ministro Calderoli. Aggiunge che è stato avviato anche il più importante intervento di prevenzione antisismica mai realizzato su quelle isole, con risorse destinate ai sindaci di sette Regioni per mettere in sicurezza infrastrutture pubbliche strategiche. Restano però aperti i nodi di collegamenti, sanità e istruzione, che alimentano il rischio di spopolamento.

Nel finale, il ministro affronta il caso dei Campi Flegrei, definendo la scossa di magnitudo 4,7 la più forte degli ultimi quarant’anni. Dice che ha provocato paura e danni, ma non vittime, e descrive il bradisismo come una crisi imprevedibile e «subdola», che potrebbe ripresentarsi «tra cento anni o a breve». Il governo, spiega, ha previsto il contributo per l’autonoma sistemazione delle famiglie colpite, stanziato 100 milioni di euro per la riparazione e la riqualificazione sismica degli edifici inagibili e portato a circa 800 milioni di euro le risorse complessivamente messe a disposizione per l’area dal governo Meloni.

Musumeci ricorda anche che il contributo statale per l’adeguamento sismico degli immobili è stato aumentato dal 50% al 70%, su richiesta dei sindaci. Ma avverte che la ripetizione di scosse di media intensità rischia di creare assuefazione al rischio nella popolazione. Per questo dice di voler studiare una soluzione più strutturale, agile e snella rispetto alla gestione attuale affidata a Regione Campania, Comuni interessati e Dipartimento nazionale della Protezione civile.

Guardando al terremoto del Centro Italia del 2016, Musumeci considera quel percorso un modello da estendere. Ricorda che il 24 agosto ricorreranno dieci anni dal sisma e afferma che, dopo dieci anni di stato di emergenza, si andrà avanti solo con lo “stato di Ricostruzione”, applicando il codice varato dal governo lo scorso anno. Dice inoltre che al commissario Guido Castelli sono stati dati gli strumenti necessari per recuperare il tempo perduto e che il protocollo tra Castelli e il Dipartimento Casa Italia consentirà di estendere la piattaforma Ge.Di.Si. a tutte le future ricostruzioni nazionali, garantendo interoperabilità dei dati, monitoraggio degli interventi e tracciabilità delle risorse pubbliche. Sulla transizione dalla cultura dell’emergenza a quella della prevenzione, chiude affermando che «la stagione delle emergenze senza fine appartiene ad altre stagioni».

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