MOBILE, STORIA IN 200 OGGETTI

Intarsi, lacche e pietre dure. Ma anche plastiche, resine e materiali cresciuti tra i paesaggi pop e sintetici del Novecento. Così volano 600 anni di storia del mobile al Victoria and Albert Museum. Dalla falegnameria alle modellatura, dalla tappezzeria all’intaglio, dalla doratura alla laccatura fino alle ultimissime tecniche digitali, realizzate con macchine a controllo numerico, che passano dal file digitale all’oggetto in un clic.

Nella nuova galleria permanente del museo londinese, un racconto in 200 oggetti scandisce le evoluzioni tecniche, costruttive ed espressive della storia del mobile, dal Medioevo a oggi. Sfilano sedie, sgabelli, tavoli, scrivanie, cassettiere, armadi, orologi, specchi, paraventi. Ogni oggetto narra una tappa di questa storia, tra falegnameria e decorazione, industria e design. Lo schienale di una sedia inglese di metà Ottocento, per esempio, è decorato da una sontuosa rovina romantica intagliata nella madreperla.

Una credenza angolare, realizzata da Thomas Chippendale tra il 1768 e il 1778 a Londra, è punteggiata da lievi e raffinatissimi decori in stile cinese su fondo bianco. Dalla metà dl Novecento è un ingegnoso sistema di scaffalature progettato da Charles e Ray Eames. Legno e metallo sono accostati a rivestimenti di masonite adattabili a spazi e colori. Ne 1962 Jane Atfield, pioniera del design ecologista, riciclava già bottiglie di plastica per creare una sedia multicolore dalle forme semplici.

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Rivivere gli albori del mobile

Un percorso straordinario all’interno della storia del mobile, che ha influenzato l’esistenza umana da ben 600 anni, una speciale galleria permanente che vi consigliamo davvero di andare a visitare nel museo londinese “Victoria and Albert Museum”, soprattutto per gli amanti del mobile e della casa. 

Potrete rivisitare il modo in cui vivevano la casa e i mobili i vostri antenati e gli antenati dei vostri antenati, un tornare indietro nel tempo senza avere una macchina del tempo, per comprendere meglio la propria storia, quindi il proprio presente, e cosa più importante, il futuro che ci aspetta.

 

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