Il danno biologico sugli infortuni nei luoghi di lavoro

L’indennizzo previdenziale ricomprende il danno biologico coperto dall’INAIL, consistente in una lesione dell’integrità psico-fisica del soggetto valutabile da parte del medico legale secondo le ricadute relazionali riscontrabili nella media.

Il risarcimento del danno civile non patrimoniale, invece, definisce il danno biologico come quella lesione dell’interesse, costituzionalmente garantito, all’integrità psicofisica della persona secondo i canoni fissati dalla scienza medica.

Qualora un lavoratore subisse un infortunio durante lo svolgimento della sua attività godrebbe di entrambe le tutele, e questo in ragione del fatto che tutta una serie di danni complementari non riconducibili alla copertura assicurativa obbligatoria (il danno biologico da invalidità temporanea, il danno morale, il danno esistenziale o danni differenziali) resterebbero insoddisfatti: ragion per cui, la circostanza che un lavoratore ottenga soddisfazione da parte dell’INAIL non esclude la possibilità di ricevere l’integrale ristoro del maggior danno subito (il c.d. danno differenziale).

E non si tratta dell’unica differenza intercorrente tra le due tutele previste in caso di infortunio sul luogo di lavoro provocante danno biologico: mentre l’indennizzo previdenziale viene erogato a partire da postumi pari al 6% e sulla base di tabelle INAIL introdotte dal D.Lgs. 38 del 2000, il danno biologico civile è liquidato sulla base di tabelle elaborate dal Tribunale di Milano (anche se un ruolo essenziale viene comunque svolto dal giudice che personalizza il risarcimento nel caso in cui il danno subito abbia determinato una sofferenza soggettiva non adeguatamente “ricompresa” nel mero punto percentuale previsto dalle tabelle).

Ulteriore differenza nella quantificazione del danno biologico derivante da infortunio lavorativo si palesa in presenza di lesioni micro-permanenti (inferiori al 6%) che in sede previdenziale non sono soggette a personalizzazione, al contrario di quanto accade in sede civile.

Ancora, sussiste una differenza di funzione, ribadita anche dalla Corte Costituzionale: mentre il danno previdenziale è finalizzato a garantire la libertà dal bisogno, il danno civile è volto a sanzionare e prevenire l’illecito; il risarcimento civile ristora il danno provocato da una condotta colposa o dolosa del datore di lavoro (per cui necessita della prova della condotta e del nesso causale) e deve essere integrale; al contrario, l’indennizzo INAIL copre solo danni con causa violenta e accaduti in occasione di lavoro (senza guardare alla colpa dell’uno o dell’altro).

Diverso anche il riferimento legislativo: mentre l’indennizzo si fonda sull’art. 38 della Costituzione, che impone di garantire ai lavoratori colpiti da eventi lesivi causati dall’attività lavorativa mezzi adeguati alle esigenze di vita, l’approccio risarcitorio si richiama all’art. 32 della Costituzione che fa riferimento alla salvaguardia e tutela del diritto alla salute.

In definitiva, la previdenza fornisce un minimum, indennizza appunto, ma non risarcisce integralmente, motivo per il quale essa può (e deve) coesistere col risarcimento del danno biologico secondo i criteri civilistici, anche al fine di prevenire l’illecito datoriale, perché se un operaio subisce una lesione a causa della mancanza di dispositivi di sicurezza previsti dalla normativa, allora si integra una condotta indebita da parte delle dirigenze: Sama SRL da anni è impegnata proprio per infondere la cultura della sicurezza nei cantieri di lavoro e nelle aziende, attraverso corsi di formazione sia in aula che presso i Clienti che contribuiscono a fare di protezione e prevenzione delle realtà quotidiane e non degli utopistici obiettivi…

Articoli correlati